Il 7 febbraio 1910 all’ammiraglia della Royal Navy inglese HMS Dreadnought, ormeggiata a Portland, arriva un telegramma del Foreign Office, che annuncia al comandante della nave, sir William May, la visita di un gruppo di dignitari abissini.
In realtà il telegramma è un falso e tutto l’episodio è uno scherzo organizzato dal poeta irlandese Horace de Vere Cole che passerà alla storia come La beffa della Dreadnought. Cole e cinque suoi amici, tra cui la scrittrice Virginia Woolf (la prima a sinistra nella foto), si spacciano per l’imperatore di Abissinia e il suo entourage.
Accolti con tutti gli onori fin dall’arrivo alla stazione di Portland i sei visitano la nave parlando tra loro in un misto fantasioso di greco e di latino e mostrando il loro apprezzamento e stupore per ogni meraviglia illustrata dal capitano con la frase “Bunga Bunga!”. La visita si svolgerà senza sospetti, ma alcuni giorni dopo un resoconto con annessa fotografia inviato da Cole arriverà al Daily Mirror e scoppierà la polemica. All’inizio la reazione della Marina sarà di fare arrestare i sei protagonisti, ma poi deciderà di non pubblicizzare troppo quanto sia labile la sicurezza della più importante nave da guerra inglese.
Virginia Woolf una decina di anni dopo rievocherà l’episodio, che sarà poi pubblicato nelle sue memorie.
Il “Bunga Bunga!” tornerà alle cronache nel 2010, ma questa è un’altra storia…
Che forte !!!Una beffa simpatica che però dimostra la fragilità di qualunque sistema di sicurezza ! Virginia donna eccezionale! Ah ecco da cosa deriva il famoso “bunga bunga “!! Che conoscesse l’ episodio il Cavaliere ? Mah chissà
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.OkPrivacy policy
Un commento
Marina
Che forte !!!Una beffa simpatica che però dimostra la fragilità di qualunque sistema di sicurezza ! Virginia donna eccezionale! Ah ecco da cosa deriva il famoso “bunga bunga “!! Che conoscesse l’ episodio il Cavaliere ? Mah chissà